Il lutto: un processo di formazione e di crescita possibile*  

 

    

 

Capire il lutto 

Capire significa comprendere su un piano intellettivo e risentire sul piano emozionale. Avvicinarsi all’evento morte e a tutte le trasformazioni che indiscutibilmente essa trae intorno a sé richiede una preparazione che spesso ci manca.

 

La società nella quale viviamo ha rilegato la morte fuori dalla porta. Ne i programmi della scuola, ne la cultura religiosa dominante, ne la stessa famiglia con le sue regole esplicite od implicite ci hanno preparato ad un avvenimento, che appartiene a tutti e che ci coglie sempre sprovveduti. 

 

La morte è un’esperienza difficile, faticosa, dolente, carica di tristezza e per alcuni angosciante. Può essere gestita più o meno bene ed essere quindi meno sconvolgente, ma rimane una partenza individuale, solitaria ed unica verso una destinazione sconosciuta.  

 

Indipendentemente dalle convinzioni religiose, le chiavi offerte dalla fede, dalla cultura e da una seria preparazione all’evento rappresentano, senza dubbio delle sicurezze che possono rendere il decollo più armonioso, ma l’approccio al finire della vita è LA prova, ultima ed irripetibile, che ognuno di noi dovrà affrontare.  

 

La morte è parte integrante della vita, ma è probabilmente quella più sconosciuta e quindi temuta.

 

Diffidiamo dei pressappochisti e dei ciarlatani che potrebbero approfittarsi della nostra debolezza momentanea e fragilità emotiva. Sapere mentalmente l’ineluttabilità della nostra morte non equivale alla sua accettazione emozionale. Morire non è facile ed accettare la morte di chi amiamo neanche.  

 

Elaborare il proprio lutto necessita tempo ed energia, e quando è possibile, una guida competente.

 

Non esistono regole fisse, tempi o metodologie standard.

 

Si può soltanto ascoltare, accogliere, condividere, accompagnare e guidare. 

 

Il lutto porta ad una trasformazione e genera una situazione irreversibile. Niente sarà più come prima.

 

Come tutte le trasformazioni, non è quindi semplice. Il cambiamento può compiersi in modo armonioso o invece caotico, cioè con battute d’arresto, fasi di regressione o crisi. Il risultato finale scaturisce quindi dal modo in cui avviene il processo.  

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Se, come l’abbiamo appena detto, il lutto è un processo normale, non significa che non presenti degli ostacoli da superare, che non ci siano dei momenti in cui uno possa perdersi e pensare di non farcela.  

 

Nell’aiuto all’elaborazione del lutto, la preparazione delle persone protagoniste del dramma dipende da molti fattori.

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Il lutto normale 

 

 

E’ spesso considerato dagli autori che su di esso hanno riflettuto, come avente una certa similitudine con la melanconia. Nel 1911, Karl abraham lo definì una “emorragia interna” e spinse Freud a lavorare sul problema.

 

per Freud, quello che viene definito il lavoro di lutto, è indispensabile per riacquistare un equilibrio, ma può solo iniziare dopo la fine delle fasi del rifiuto e della collera che avvengono successivamente al decesso. Il processo del lutto segue delle tappe che obbediscono a vari fattori.  

 

secondo la cultura e l’indole della persona in lutto, i segni esteriori variano passando da dimostrazioni apparentemente esagerate e volutamente vistose per tutti ad atteggiamenti più privati, ma non meno sentiti.

 

Le reali tappe del lutto e le sue espressioni sono però legate alla presa di coscienza della perdita che avviene dopo il rifiuto, la ricerca dell’oggetto perso, l’agitazione, l’apatia... Risulta necessario vincere lostato di shock.

 

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Un altro aspetto importante che blocca il necessario distacco è l’idealizzazione della persona deceduta. Per alcuni risulta necessario quello che si può definire il processo di santificazione. L’immagine del defunto viene ripulita e glorificata e la persona in lutto si sente investita del ruolo di protettore, difensore, custode della purezza del ricordo.   

 

L’accettazione è l’ultima fase che permette una ricostruzione del proprio Io. E’ il momento in cui si riesce a raccogliere i pezzi del puzzle sparsi ed a ricomporre la struttura della propria personalità.

 

Non si nega più, non si cancella la realtà, la si accetta. L’accettazione intellettuale rende consapevole l’inevitabilità del cambiamento radicale dell’esistenza: la vita non sarà mai più come prima.

 

Il ritorno alla vita quotidiana diventa possibile con l’accettazione della ripresa del proprio ruolo e l’assunzione degli obblighi familiari, sociali e professionali. L’immagine onnipresente del defunto diminuisce, si integra con armonia nella personalità dell’altro, l’arricchisce. Secondo i valori, la cultura, le scelte, i bisogni di ognuno, diventano possibili nuovi attaccamenti affettivi, oppure la sublimazione consapevole nella  ricerca di una nuova dimensione della vita.

 

Per riassumere in due parole, trattasi della scoperta di una nuova motivazione esistenziale come risultato finale del processo di elaborazione

 

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Il confronto con il lutto rimane una delle ultime barriere da abbattere per riacquistare un rapporto sano con la morte e il morire.

 

 

*Estratto di alcune pubblicazioni della dr.ssa Amanda Castello sul tema del lutto