Team building

Il Teambuilding è una metodologia formativa applicabile a molti contesti lavorativi che riporta l’attenzione sull’importanza del gruppo di lavoro, del lavoro in gruppo, dell’équipe. 

Nei mie corsi di formazione destinati al personale socio-sanitario (medici, infermieri, OSS, psicologi, fisioterapisti, volontari…) impegnato nella relazione d’aiuto con la persona malata o con la persona anziana e i suoi cari, in diverse tipologie di strutture, reparti e contesti di cura (RSA, assistenza domiciliare, hospice, terapia intensiva e rianimazione, dialisi e nefrologia…) grande attenzione è destinata al team building , alla costruzione , quindi, di un gruppo di lavoro, di un’équipe dove si realizzi il confronto e l’elaborazione collettiva delle difficoltà e delle esperienze vissute quotidianamente .  

    

               

 

Un’esperienza particolarmente significativa a tal proposito è il Gruppo di Parole. Ho avuto il piacere di tradurre questo tipo di incontri dalla realtà francese, in cui sono nati, a quella italiana. Ho così realizzato il primo Gruppo di Parole in Italia: nel 2002, presso il reparto San Martino dell’Istituto Vismara - De Petri di San Bassano in provincia di Cremona. 

 

 

Che cos’è il Gruppo di Parole?

Si tratta di un gruppo di operatori appartenenti allo stesso servizio che si ritrova per condividere le difficoltà, i problemi e le gioie del proprio lavoro.  Il Gruppo di Parole è condotto da un formatore con un’esperienza nella gestione dei gruppi.

 

 

E' molto di più di un lavoro di gruppo e  di un gruppo di lavoro.

Il gruppo non costituisce un luogo dove si prendono delle decisioni, bensì dove le parole fluiscono liberamente: se un operatore sente il bisogno di parlare di un certo paziente o di una preoccupazione, lo fa con spontaneità. Solitamente i temi che emergono riguardano la prospettiva di una morte, anche lontana nel tempo: le risposte da dare al paziente, il bisogno di arrestarne la sofferenza, la paura di gestire il silenzio…

 

Le manifestazioni emotive quali il pianto, la collera, la rabbia, la disperazione… non sono solo permesse, ma auspicabili. Il gruppo ha la funzione di liberare i partecipanti dalle ansie e dalle angosce che durante lo svolgimento del proprio lavoro non gli è consentito di esprimere.

 

Il gruppo non è un luogo di terapia né uno strumento analitico e nemmeno l’ambito nel quale si affrontano i conflitti istituzionali.

 

Il “gruppo di parole” va oltre la normale riunione d’équipe.

 

            

 

Il Gruppo di Parole non è un gruppo di supervisione poiché in quest’ultima realtà si sottopongono i problemi dei pazienti mentre nel Gruppo di Parole si affrontano le difficoltà, i problemi, i conflitti, le emozioni che possono vivere gli operatori nel proprio ambito lavorativo. 

 

Quando è nato? 

In Francia i gruppi di parole esistono nelle strutture ospedaliere da circa trent’anni. La prima a dar vita a questo tipo di incontri è stata Ginette Raimbault in un servizio di oncologia pediatrica. Successivamente altri gruppi sono nati per merito di Emile Raimbault e Emmanuel Godenberg presso un servizio di pneumologia a Créteil negli anni 1975-80.

 

Martine Ruszniewski, psicologa clinica, psicoanalista presso l’Unità Mobile di accompagnamento e cure palliative dell’ospedale Pitié-Salpétrière di Parigi è una delle maggiori studiose e promotrici dei gruppi di parole. 

 

 

Obiettivi

Il Gruppo di Parole consente agli operatori di: 

-          riflettere sui propri limiti; 

-          ridimensionare le aspettative; 

-          trovare un sostegno autentico; 

-          stimolare una condivisione e uno spirito di collaborazione; 

-          incoraggiare la gestione di eventuali conflitti; 

-          incentivare una crescita personale e professionale; 

-          migliorare il lavoro in équipe. 

 

 

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