Quando la malattia grave

diventa inguaribile: cosa fare?

 

malattiaalati terminali? Di seguito il testo della dr.ssa Amanda Castello, estratto  

“Mentre il nostro uomo esteriore se ne va in rovina,  

il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno.” 

San Paolo ai Corinti

 

 

È opportuno ricordare che accompagnare una persona che vive la malattia significa camminare insieme, al suo passo; significa andare con lei nella direzione che ha scelto e non in quella che crediamo migliore; significa fermarsi e saper aspettare, senza fretta, se questa è la sua volontà.  

 

Le cure palliative

 

Per assistere una persona in fase avanzata di malattia, si possono instaurare delle cure particolari, definite palliative.

 

La parola proviene dal latino pallium, ossia mantello, il mantello di San Martino che copre e protegge il sofferente. L’11 novembre, festa di San Martino, è stato scelto come Giornata Nazionale Contro il Dolore e la Sofferenza della Persona Inguaribile.

 

Le cure palliative non hanno come finalità la guarigione, ma il prendersi cura della persona. Comprendono interventi attivi che mirano alla diminuzione del dolore e all'aumento del confort generale della persona; interessano l'ambito fisico, emotivo, sociale e spirituale; richiedono un personale preparato ed un lavoro multidisciplinare di équipe.

 

 

La famiglia, oggetto di cura e potente strumento terapeutico 

 

Imprescindibile è sostenere la famiglia e la cerchia di amici cari della persona colpita da malattia, e fare loro capire l'importanza della loro presenza e della dimostrazione del loro affetto, anche se troppo spesso non ne vedono più l'utilità o l'importanza.  

 

Le reazioni di paura rispetto ad una malattia grave o inguaribile portano spesso i famigliari a scegliere la soluzione del non dire o a nascondere la verità.  

 

I componenti della famiglia attraversano delle fasi simili a quelle del proprio caro, ma non sempre nello stesso momento, ne tutti allo stesso ritmo o tutti insieme.

 

Sono le famose 5 fasi identificate dalla Dott.ssa Kübler-Ross: il Rifiuto, la Collera, il Patteggiamento, la Depressione e l’Accettazione. E’ un percorso difficile e doloroso dal quale non si esce senza ferite profonde se non si è capito ed assecondato.  

  

Perché i famigliari possano diventare un potente strumento terapeutico per il loro caro colpito dalla malattia, bisogna quindi che siano guidati e sostenuti dall’équipe. La famiglia deve essere in grado di passare dalla situazione di “famiglia passiva” a quella di “famiglia attiva” per diventare così famiglia responsabile, famiglia partecipe, famiglia accompagnante, famiglia parte integrante dell’équipe. 

 

Ricordiamo comunque le tre regole base per orientare i nostri comportamenti: 

- conoscere la nostra relazione con la malattia (vinciamo la paura); 

- essere umili (vinciamo la sufficienza); 

- saper ascoltare il malato (iniziamo a stabilire una relazione d'aiuto).  

 

Per offrire una corretta assistenza bisogna individuare i desideri della persona ammalata ed evitare così il rischio di proiettare sul malato la nostra visione: quello che consideriamo bene o male potrebbe non essere idoneo o preferenziale per lei.

 

L’unico atteggiamento giusto è l’Ascolto, l’ascolto dell’altro con rispetto, amore, pazienza e tolleranza.  

 

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© Amanda Castello 



Pubblicato nel libro “Il problema delle Neoplasie”

ed. De Agostini 2003